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Admir Batlak, un nazionale al Biasca
Delle ciambelle si dice che non tutte vengono col buco, e anche con le interviste in un certo senso è così: capisci subito come si svilupperà, se si dovrà faticare ad ottenere un buon pezzo fra risposte smozzicate e parole non dette. Admir Batlak ha fatto capire immediatamente che non era uno di quei casi, con la sicurezza di chi ha la parola sciolta e un entusiasmo contagioso nella voce.. Ho già fatto molte interviste. Essendo in nazionale, in Francia sono più conosciuto che qui. È divertente che si interessano a te, per me sono cose nuove, mi piacciono. Alt, un momento. Nazionale? Francia? Batlak ride, ha voglia di raccontarsi, ha tanto da dire, partendo dal Biasca sino a quella passione per il calcio a cinque che gli ha regalato e gli regalerà emozioni indescrivibili. Di fare il ruolo del difensore arcigno che mette un freno alla fantasia dei fuoriclasse non si ha voglia, ed è bello sentirlo infervorarsi parlando ora di questo ora di quell’altro argomento, tanto che la scaletta delle domande quasi quasi non serviva più. Ma mettiamo un po’d’ordine, e partiamo da Admir, origini bosniache e passaporto francese, che si trasferisce in Svizzera e si innamora del paese. Sono venuto in Svizzera quattro anni fa, i miei sono divorziati e qui ci sono mio papà e mia sorella. Avevamo già vissuto un anno e mezzo in Svizzera anche con mia mamma, e trovo che la qualità di vita sia eccezionale, più che in Francia. È un bell’ambiente, anche se per star bene bisogna avere soldi… Una vita nuova in una nazione nuova, nulla di strano per chi di chilometri inseguendo un pallone ne aveva fatti un sacco, andando a giocare persino in Germania, e i pezzi che si incastrano alla perfezione, con quel po’ di fortuna che aiuta gli audaci e i valorosi: un conoscente che lo assume nella sua ditta di costruzioni di piscine, e Minelli che lo porta al Mendrisio Lo conoscevo, a quei tempi allenava il Mendrisio e mi fece fare un provino di due o tre giorni e mi prese. Alla fine dello scorso campionato però è cambiata la dirigenza, e molti dei vecchi giocatori non sono stati riconfermati, tra cui io, il portiere Cocchi, Reclari, persone stratosferiche e ottimi giocatori con cui sono diventato molto amico, mi manca non averli in squadra insieme. Al Biasca mi ha voluto Raineri che già avevo avuto a Mendrisio. Il mio sogno è diventare professionista, e se ci riuscirò sarà per merito di Baldo, un grande. Ho trovato un ambiente molto professionale, a Mendrisio mi ero trovato bene ma mi pareva tutto più fatto in modo famigliare.Nel Biasca ha già segnato due reti, una doppietta per una vittoria di prestigio sul campo dello Zugo. Devo riscattare un’annata non tanto positiva a Mendrisio, e spero di segnare tanto. Fare gol è sempre una grande emozione, un momento prima di battere a rete pensi solo a come fare gol, poi quando il pallone entra è una gioia. Fornire degli assist per i compagni non è la stessa cosa, è solo l’ultimo passaggio, una fase di gioco, qualcosa di normale. Nello schieramento di Raineri Batlak è seconda punta, con ampia licenza di movimento. Del mio ruolo amo la libertà di andare a destra e a sinistra, di poter tornare a prendermi il pallone. Se parliamo di modelli, sono un fanatico di Ronaldinho, al 100%. Mi piacerebbe conoscerlo, ma come persona, non come sportivo, poterci scambiare due chiacchiere. Ha le idee chiare sul campionato che il Biasca sta affrontando, e guai a parlargli solo di salvezza. Scrivi che io non voglio lottare per salvarmi ma per vincere e fare qualcosa di interessante. Questo è un torneo molto difficile, tutte le squadre sono forti, non è come gli altri anni in cui lottavano per i vertice solo quelle due o tre, ogni partita è una finale. Peccato che questa Prima Lega non trovi molto spazio, i giornali dovrebbero parlarne di più ma si occupano molto delle altre squadre ticinesi nelle categorie superiori. I due ultimi arrivati? Castro è un amico, quindi non dico nulla, Tino mi sembra molto professionale, una qualità che amo. Ora però vogliamo sapere della nazionale. Gioco nelle selezione nazionale di calcio a 5, ovvero calcetto. Chi ha avuto l’occasione di mettere il naso fra le pagine delle normative FIFA che regolamentano i trasferimenti dei calciatori certamente sapranno che è possibile essere tesserati contemporaneamente con un club di calcio e con uno di calcetto, anche di federazioni diverse. Gli anni scorsi giocavo nel periodo invernale in un club frnacese, ora non posso perché il campionato prevede dodici partite all’andata e altrettante al ritorno, tutte di sabato quindi raramente potrò partecipare. Per far parte della nazionale devi essere in un club, per ora io sto solo in nazionale. Sei giocatori possono essere tesserati doppi, cioè per calcio e calcetto, gli altri no. Sai come funziona un po’ il calcetto? Hai già visto qualche partita? E così si parte alla scoperta di un nuovo mondo, quando pensi di sapere tutto di tattica e di tecnica perché ne hai fatto il tuo pane quotidiano, ti accorgi che basta mettere in campo cinque giocatori anziché undici e tutto cambia. Admir si incarica volentieri di fare da Cicerone nel mondo del calcetto, un universo che adora, tanto che il sabato gioco nel Biasca e la domenica mattina invece a calcetto con gli amici, mi diverte e rilassa. È un po’come nell’hockey, ci sono le linee che si cambiano fra loro dopo circa cinque minuti. Prima giocano i cinque titolari, poi entrano gli altri. Il mio ruolo? No, non ne ho, non ci sono ruoli, si potrebbe paragonare al basket dove quando uno prende palla si attuano delle combinazioni per liberare un giocatore al tiro, è tutto basato sulla tattica. Lo scorso anno abbiamo giocato le qualificazioni agli europei a Parigi, purtroppo non sono andate molto bene. Però una settimana dopo… Il tono si fa sognante, sicuramente il suo sguardo si illumina. Una settimana dopo abbiamo partecipato ad un torneo di gala, come rappresentanti della Francia. Abbiamo giocato nella palestra credo più grande della Francia, dove le star della musica vengono a dare concerti, davanti a 14 mila persone, fra cui la mia famiglia. Oltre a noi c’era il Paris Saint Germain, gli amici di Pauleta, l’ex calciatore della nazionale portoghese, e poi… i campioni del mondo di Francia ’98! Adrmir ne parla ancora con la voce vibrante di emozione: è stato qualcosa di indescrivibile quando mi sono trovato davanti Zidane! Ripeto, sono stati i giorni più belli della mia vita, con la nazionale ho firmato anche tantissimi autografi, più di quanti ne avrebbero richiesti a Michael Jackson! Il racconto è stato coinvolgente al punto di aver voglia di vedere una foto, anzi, di usarla per l’intervista. A proposito di immagini da conservare, i tifosi biaschesi vogliono vedere il loro fantasista esultare, più spesso possibile. Esulto sempre allo stesso modo, un gesto nato da una scommessa con un mio amico che poi è rimasto. Hai presente Ronaldo ai Mondiali in Corea? Ecco, qualcosa del genere. Lui metteva la mano col pugno chiuso sulla fronte, io faccio la stessa cosa però muovendo le dita. Emulazione di un grande, un po’ variata per adattarla alle proprie esigenze: imitatio cum variatio, avrebbero detto i latini, in termini moderni essere come gli altri eppure unici. Amo essere particolare, perché dobbiamo essere obbligati a fare qualcosa o a comperare per esempio quella maglia perché ce l’hanno tutti? Io preferisco essere me stesso, fare come mi sento, è bello avere idee diverse da potersi scambiare, in modo da arricchirsi parlando con gli altri.Quante volte si è sentito dire, da gente che poi in realtà si conformava al branco? Perché per essere davvero se stessi e particolari, per emergere e farsi notare, ci vuole personalità da vendere, però poi quando ci si riesce si diventa davvero qualcuno. Lui è Admir Batlak, è arrivato a sfiorare Zidane, ma ancora non ha finito: il Biasca aspetta i suoi colpi di fantasia. |