Ramon Consoli: “Io che posso mantenere la squadra sullo 0-0”
Un giorno come un altro, nella pausa del lavoro. Un lavoro venuto quasi per caso, il destino che ci mette lo zampino e da un episodio ne nasce un secondo e poi un terzo e alla fine ti indirizza la vita. Dopo la scuola per sportivi a Tenero, da cui esci impiegato di commercio, ho conseguito la maturità in un’impresa edilizia di Grono. A questo punto dovevo fare la scuola reclute, e nei quattro mesi liberi che mi rimanevano, tramite una conoscenza nella Banca di Stato, ho iniziato un lavoro ad ore. Finito il militare, mi hanno ripreso, però continuavo a lavorare come esterno, così ho partecipato ad un concorso alla Raiffeisen di Giubiasco, Monte Carasso e Sementina, mi hanno assunto ed ora eccomi qua. Così è nato l’amore fra Ramon Consoli, portiere del Biasca da tre stagioni, classe 1987, e il ruolo che ricopre in banca. Lavoro all’amministrazione dei crediti, con ipoteche e simili. Mi trovo bene, l’aspetto che preferisco è verificare se un cliente può avere o meno un credito, ha a che fare con la matematica che mi è sempre piaciuta. La parte negativa? Beh, per ora non l’ho trovata, sto ancora imparando. È bello trovare un ragazzo giovane che ama il proprio lavoro. Un ragazzo che tolta la divisa un po’formale della banca corre al campo, infila i guantoni e comincia a parare. Cominciai a giocare a calcio a 7 anni tramite amici, era più che tutto un modo per ritrovarsi. Poi però ha scoperto di saperci fare, tra i pali e quello che era partito come un gioco diventa una parte importante della vita. Man mano che andavo avanti ho iniziato a crederci, per questo mi sono anche iscritto alla scuola per sportivi d’élite, che permette di conciliare sport e studio. La mia prima squadra è stato il Grandi Nani, un raggruppamento giovanile della Mesolcina, poi ho fatto il settore giovanile, dall’Under 15 alla prima squadra, a Bellinzona, e ho giocato nel Lugano, prima di arrivare al Biasca. È l’assist giusto per passare a parlare della squadra e di queste prime partite della stagione. Mi trovo bene qui, siamo un buon gruppo. Secondo me dobbiamo diventare più squadra sul campo, ci sono molti giocatori nuovi, è normale. Speriamo arrivino le qualifiche a darci una mano, dobbiamo lavorare, allenarci, per migliorare. Il nostro obiettivo è raggiungere di nuovo la salvezza, personalmente spero di riuscire a rimanere imbattuto per più partite possibili. Fra i compagni quelli che più mi hanno stupito sono Ruben Borga e Antonio Marchesano. Sono tutti bravi, ma loro mi hanno colpito perché sono molto giovani, appena usciti dalla scuola del Team Ticino Under 18, che è sempre un’ottima scuola. E per restare in tema di Under 18, a testimonianza del fatto che Consoli è sempre stato considerato una grande promessa, nel suo curriculum spicca la partecipazione al Torneo giovanile di Pasqua di Bellinzona, titolare nell’anno in cui la compagine cantonale allora allenata da Bordoli sfiorò il successo. Se penso alla finale persa ancora mi dispiace… Ricordo una bella esperienza, essendo maggiore dei miei compagni sentivo di più la pressione del torneo. Abbiamo vissuto una settimana da calciatori professionisti, ci allenavamo mattina e pomeriggio, mangiavamo assieme. Già, il calcio professionistico, quello dove tutti vogliono approdare e che molti continuano a sognare, quello di cui chi inizia a tirare calci ad un pallone parla come se bastasse davvero improvvisare un dribbling per trovarsi nell’olimpo. Se questa possibilità arrivasse adesso, cosa farebbe il portiere biascese? Una volta senza dubbio avrei accettato, ora che ho trovato la sicurezza professionale valuterei bene prima di decidere. Ragiona con calma Ramon Consoli, e difatti quando gli si chiede di parlare di sé non esita a definirsi una persona tranquilla, affidabile ma anche solare. Mi piace ridere e scherzare in compagnia. Come pregio ripeto la tranquillità ed anche il saper ascoltare le persone. Difetti al momento non me ne vengono in mente… Ecco, no, ogni tanto ho la testa fra le nuvole, quando sono immerso nei miei pensieri talvolta non ascolto chi mi parla. Come hobby, dopo ovviamente al calcio, amo la musica, sia ascoltarla che fare un po’il dj, diciamo fra virgolette: mi piace mixare i pezzi. Purtroppo ora non ho molto tempo per questo. Eh già, una vita fra lavoro e pallone è per forza di cose sempre di corsa. Ma se c’è la passione compensa i sacrifici, il sudore e qualche rinuncia, e se la passione c’è, soprattutto quando si è giovani e innamorati del pallone ogni allenamento è fatica ma anche divertimento, ogni partita è buona per scoprire qualcosa di nuovo. Ammetto che non seguo molto calcio fuori dagli allenamenti, però guardo volentieri la Serie A italiana, la Premier League inglese. Quest’ultimo è il campionato che preferisco, per l’atmosfera, il pubblico ma anche per il gioco, molto basato sui lanci. Come squadra mi piace molto il Chelsea. seguo anche la Nazionale. Un giocatore che ammiro è Chech. Quello del caschetto… Beh, lui lo deve mettere per forza. Certo, era solo una battuta. Si parla di uno dei portieri migliori al mondo, senza dubbio, uno che nel ruolo di Ramon si è fatto un nome. Un ruolo difficile, di cui si è sempre scritto e detto molto. L’estremo difensore del Biasca ascolta elencare i vari modi di dire, “dietro di te c’è la porta”, “ti alleni sempre da solo”, “se sbagli è gol” e conferma, sì, tutto vero. Però l’ho scelto perché è un ruolo che mi ha sempre affascinato, prima di tutto per il fatto che tutti cercano di segnare e invece il portiere lo deve impedire, fa un po’il contrario. Il portiere è forse il giocatore più individualista della squadra, se un mio compagno sbaglia c’è sempre qualcuno a coprirlo, con me non succede, mi piace questo tipo di responsabilità. Ho la possibilità, teoricamente, di tenere la mia compagine sullo 0-0. Oltretutto sono l’unico che può prendere il pallone con le mani, e c’è uno stile particolare nel buttarsi e nel parare. Non si ferma Ramon, elenca con entusiasmo e frenesia i lati positivi dell’essere il Caronte della porta, colui che deve fare la voce grossa per mantenere la rete inviolata, e quando traspare la passione non c’è che da ascoltare e farne tesoro. Chi diceva che la scarica di adrenalina è solo segnare? Probabilmente non ha mai giocato in porta. Consoli sì, e per questo sa che tante volte una parata vale come un gol, o anche di più. |