I giovani d’oggi… Quante volte abbiamo sentito questa frase, o meglio questo inizio di frase, e poi talvolta uno sbuffo o una critica, chissà perché. Sicuramente i ragazzi d’oggi sono diversi da quelli di una volta, credo più spensierati, anche se non ho vissuto gli anni passati quindi non posso dirlo con certezza. Chi meglio di un giovane può parlare di un’età su cui si riversano spesso e volentieri fiumi d’inchiostro? Antonio Marchesano ha in sé la freschezza dei 18 anni, con mille progetti nella testa e diecimila sogni nel cuore, un presente pieno di studio e calcio e un futuro tutto da scrivere. Dicono che questa è un’età complicata? Secondo me può esserlo oppure no, come ogni epoca ha i suoi pregi e i suoi difetti. Si comincia ad avere più responsabilità, ma non se ne è ancora pieni, e la trovo una cosa positiva da una parte e negativa dall’altra. Personalmente questa età mi piace, in fondo non trovo che dopo aver compiuto a gennaio i 18 anni sia cambiato tanto. Come detto, forse hai più responsabilità, tutto qui. Ah, e ho potuto fare la patente… quello è uno dei lati migliori! E come l’hai festeggiato, questo compleanno definito da tutti importante? Con gli amici, e poi in famiglia, in pratica con due feste. È di poche parole, Marchesano, dice l’essenziale e come tutti i giovani ha un domani tutto da scrivere. Sono all’ultimo anno della scuola commerciale di Bellinzona, poi non so cosa vorrei fare. Penso che per la mia vita siano decisivi i prossimi due-tre anni. Mi piacerebbe anche avere una famiglia, ma non prima dei 30. Insomma, tutto ruota attorno ad un elemento, ad un pallone. Sì, perché se hai 18 anni e sforni ottime prestazioni una settimana dopo l’altra nel Biasca, hai il dovere e il permesso di sognare, mantenendo però i piedi per terra. Antonio questo lo sa, vorrei certamente diventare calciatore professionista, giocare nella Serie A italiana, la squadra dei miei sogni è la Juventus, ma so che è difficile, quasi irraggiungibile. A giocare ha iniziato a sei anni, facendo tutta la trafila delle giovanili nel Bellinzona, però la passione c’era già prima. Già da piccolo mi piaceva il calcio, lo seguivo, poi ho cominciato a giocare. Il desiderio di fare il calciatore c’era già, però ho capito che poteva diventare davvero possibile quando sono entrato nel Team Ticino Under 18, con cui ho giocato due anni. Ed ora il Biasca, squadra ideale per crescere e imparare, per diventare qualcuno. Credo che per un giovane sia più facile inserirsi e migliorare se è in squadra con altri giovani, d’altro canto è anche importante avere giocatori esperti da prendere da esempio. Nel Biasca abbiamo tutto questo. Abbiamo i seniori, come li chiamiamo noi. Ovvero i “vecchietti”. Beh, quelli con più esperienza, Burla, Tino, Gobba tanto per citarne alcuni. Insieme a tanti ragazzi rampanti e promettenti, chi può emergere? Non faccio nomi, non sarebbe giusto verso gli altri. Un nome però lo si vorrebbe proprio, allora diciamo Marchesano. Lui ride, e parla di sé in campo. Dovrebbero essere gli altri a parlare dei pregi, però la mia dote migliore è la visione di gioco. Devo invece migliorare fisicamente, essendo piccolo. La cosa più importante che sinora ho imparato da mister Raineri è il modo di stare in campo, lui ci vuole sempre ordinati. A chi parla di giovani che non hanno voglia, che non hanno mordente, che non si sacrificano, si può prendere a esempio Antonio Marchesano, una vita fra scuola e calcio, e solo chi ha messo il naso fra i compiti delle commerciali e il sudore degli allenamenti può capire che senza grinta e impegno non si dura una settimana. Verso la fine dell’anno, quando avrò più carico di studio, certamente dovrò portare qualcosa sul bus, quando andiamo nelle trasferte, per ora per fortuna non ne sono costretto. A scuola sono sempre andato bene… diciamo normale, dai. L’anno scorso ho avuto qualche problema, poi sono riuscito a superarlo. Era un po’difficile perché ci si allenava subito dopo scuola e si tornava a casa stanchi, e si doveva ancora studiare. Ora con il Biasca gli allenamenti sono più tardi, e ho tempo per studiare prima. Ma la scuola cosa fa per aiutare chi desidera farcela nello sport e nello studio? Io sono nella classe sportiva, se ho bisogno di un congedo me lo danno senza problemi. Antonio ha anche, racconta, il sostegno fondamentale della famiglia. Non mi fanno pressioni di nessun tipo, vogliono che faccia quello che voglio. I sacrifici, comunque, ci sono. Ma se lo fai per una cosa positiva, come il calcio per me, non pesano, li fai volentieri. Tornando indietro, li rifarei senza problemi. Forse quello più grande è dover stare tanti giorni via da casa. Nonostante tutto, ad Antonio resta il tempo di vivere la sua età senza sprecarne neppure una goccia, perché altrimenti voltandoti indietro un domani lo potresti rimpiangere. Sono un ragazzo cui piace ridere, scherzare e divertirsi, e penso sia un mio pregio. Il difetto? Beh, ogni tanto manca un po’la voglia di studiare… ammette candidamente, ma d’altronde chi nel percorso scolastico un momento o l’altro non l’ha detto? O magari l’ha pensato senza osare dirlo. E gli amici, sono più nel mondo del calcio o fuori? Difficile dirlo, comunque con ragazzi con cui ho giocato e con cui ora non sono più compagno sono rimasto amico. Ultima domanda: cambieresti qualcosa in te? Non so, magari però poi se cambiassi qualcosa non mi piacerebbe più qualcos’altro… È già maturo e deciso, Antonio, che si ispira a Zidane, visto solo in tv, e sa che quello che vuole è possibile ma difficile. Per un momento, si può permettere di sognare, di staccare i piedi da terra, e volare verso la Juventus… tornando poi sulla terra, perché il Biasca ha bisogno delle sue geometrie a centrocampo. |