È un fiume in piena, quando comincia a parlare dalla voce traspare l’amore per un mondo, quello del calcio, in cui vive immerso ventiquattro ore al giorno. Mi manca il campo, esordisce quando gli si domanda come sta. Da giugno abbiamo lavorato davvero tanto, tra allenamenti, amichevoli e partite, non ci siamo mai fermati. Ho detto ai ragazzi di staccare completamente durante questa pausa, di fare altro, di pensare ad altro. Lui, invece, proprio non ci riesce. E allora questo mese e mezzo di riposo forzato Baldo Raineri lo usa per capire come migliorare il suo Biasca. Racconta il suo credo tattico in poche parole, chiare, tecniche, precise. Io prediligo un gioco offensivo sempre in evoluzione, con gli esterni che supportano gli attaccanti. Voglio una squadra che giochi bene, veloce, con i fraseggi rapidi. Metto sempre quattro difensori, i due esterni non li tengo mai bloccati, mentre in fase di non possesso tutti devono partecipare alla manovra, arrivando a portare anche 7-8 giocatori sotto la linea della palla, altre volte solo 6, dipende dall’azione. Il mio è un 4-4-2 che diventa un 4-2-4. È istrionico, Raineri, e se sei appassionato di calcio lo staresti ad ascoltare per ore. I suoi ragazzi ne parlano non bene, benissimo. La sua visione non si limita alla sua squadra, ma si allarga all’intero movimento. Ritengo che ognuno debba fare le categorie che può permettersi, le squadre ticinesi dovrebbero a mio avviso cercare degli sponsor all’interno del cantone, e non chi viene da fuori che poi se ne va, perché in realtà desidera solo mettersi in evidenza ma col calcio ha poco a che fare. A quel punto il pericolo è che la squadra faccia due passi indietro, dopo averne fatto uno avanti, perché si trova senza struttura. Eccola, la parola magica per Baldo, struttura. Ci vogliono i settori giovanili, non solo il Team Ticino. Si deve cercare un iceberg con la collaborazione fra società, che purtroppo spesso non importava, perché c’erano le antipatie e le guerre. Alla fine, un discorso che porta al regolamento introdotto quest’anno, che prevede almeno sei giocatori formati localmente in campo. Raineri sul tema si scalda, è convinto, sì, sono favorevole, lo dico da molto. È facile spendere male prendendo da fuori, così si deve contare solo su quello che si ha in casa, e bisogna fare calcio di formazione, proprio quello che piace a me. Questo interessa al mister, programmare, strutturare una società, creare una base di partenza solida. I risultati, quelli devono venire dopo. Nel calcio viene premiato chi vince, per me vincere vuol dire anche progettare bene, a costo di metterci un anno in più a raggiungere gli obiettivi. Chi decide di averlo come allenatore sceglie di sposare non solo un credo tattico, ma anche un progetto ad ampio respiro, ed è quella la sfida affascinante. A Bellinzona c’era l’intenzione di valorizzare i propri giovani, feci introdurre 10 giocatori che venivano da leghe inferiori, per esempio Raso o Burla, che avrebbe potuto fare una grande carriera e non l’ha fatta per scelte sue non relative al calcio. Si fece di necessità virtù, dato che la situazione economica era quella che era, comunque De Gennaro diede prova di grande buon senso. Arrivando a tempi più recenti, ecco l’esperienza di Mendrisio. Quando arrivai c’erano buoni propositi, si era parlato di un programma, poi purtroppo spesso quando le cose cominciano ad andare bene ci si affida a gente sbagliata. A Mendrisio è capitato così, si poteva dare continuità ad un progetto, prendere dei ragazzi dal Raggruppamento Allievi del Mendrisiotto, che ritengo molto valido. Una situazione che non era più quella che mister Raineri intende come ideale. Nelle squadre che alleno, della parte tecnica mi occupo io. Non voglio ds o ciarlatani, desidero essere sempre a contatto con il presidente, se vedo un giocatore che mi piace lo propongo direttamente a lui. A Biasca per fortuna faccio tutto questo, con collaboratori che mi sono scelto e con altre persone che si occupano di altri aspetti, come quello organizzativo. Ed ecco che il discorso, quasi con naturalezza, cade sul Biasca. Un Biasca che ha aderito con entusiasmo alle idee di Baldo. Si è cambiato registro, puntando su giocatori giovani che hanno la possibilità di giocare, non che fanno parte della rosa solo per arrivare a 20 elementi. Certo, ci sono ancora calciatori di oltre frontiera, perché non si può cambiare di punto in bianco. Il prossimo anno cercheremo di averne meno da oltre confine e più ragazzi formati localmente, magari introducendo qualche elemento interessante del Team Ticino, sempre all’interno dell’iceberg. Se il campo ci premierà noi saremo comunque ben strutturati. Ci sono società che non progettano e poi ogni anno devono ricominciare da capo, io voglio una base solida. Anche per questo l’allenatore non è per nulla preoccupato dell’andamento altalenante del Biasca. Anzi, posso dire che sono orgoglioso dei miei ragazzi e del lavoro che stiamo facendo. È normale essere un po’ discontinui perché ci sono tanti ragazzi giovani, per molti è il primo anno in Prima Lega, venendo da tornei allievi o dalla Coca Cola Cup, sono arrivato in un torneo dove i risultati iniziano a contare e dove ci si confronta con trentenni con molta più esperienza, qualcuno è arrivato alla pausa saturo. In più abbiamo calciatori che altri davano per finiti, li abbiamo dovuti recuperare e abbiamo restituito loro vitalità. Non abbiamo mai mancato le partite più importanti, in qualcuna possiamo recriminare, però va bene così perché voglio che i ragazzi facciano le esperienze positive e quelle negative di cui è composto il calcio. Di questi tempi ciò che tiene banco fra i calciofili di ogni latitudine è il calciomercato, chi va e chi viene, il Biasca cosa farà? Nulla, abbiamo 22 giocatori di movimento più 4 portieri e siamo apposto. Se me lo chiederà, qualcuno che trova meno spazio potrà andare a giocare per poi essere riportato qui. Ovviamente se si trovano giocatori che fanno al caso nostro ci muoveremo, ma siamo contenti di questa rosa. Il nostro acquisto si chiama Stallone, per studi e per infortunio è stato fuori sei mesi. Si passa a parlare dei singoli, e Raineri ha una parola per tutti, una spiegazione per ogni domanda, un pensiero coerente per ogni dubbio. Giochiamo con due attaccanti che non danno punti di riferimento, che giocano in profondità come Batlak e Burla. Una lode particolare la merita Selotto, che oltretutto è stato molto sfortunato. È un grande perché accetta le scelte e sa che le sue caratteristiche sono diverse da quelle dei due titolari, lui è più punta ferma, boa. Non cambieremo mai modo di giocare chiunque sia l’avversario, cercheremo di farlo integrare, lavora tanto per riuscirci. Batlak in nazionale francese di calcetto? No, non è un problema perché è un altro tipo di calcio. Gli si chiede di un ragazzo che grazie a lui pensa di aver trovato la sua collocazione ideale, Locatelli. Con Andrea ho fatto un discorso molto logico, ha sempre giocato in molti ruoli, per me non è una punta, non è un centrocampista centrale, la posizione più adatta a lui ritengo sia l’esterno di centrocampo a sinistra, col possesso di palla crea superiorità numerica e mette in difficoltà le difese, quel ruolo è il suo futuro. Le chiavi del centrocampo, fondamentale nel calcio, sono state affidate a due giovanissimi. Marchesano sembra gracile, ma sa giocare a due tocchi. Zubcic è molto alto e ha grande tecnica, direi che è stato un po’ la sorpresa. Un altro con grande voglia e forza è Idrizi. All’inizio titolare è stato Consoli, nelle ultime partite ha giocato Garic, su chi si punterà? Per me il discorso portieri è chiaro: c’è un titolare, non possono partire tutti alla pari, ci devono essere delle gerarchie. Ramon Consoli è il nostro numero uno. Senza preavviso ho voluto vedere in partita Garic, poi ha fatto bene e l’ho confermato. Sapendo che dietro di lui ci sono compagni che possono sostituirlo se dovesse avere un periodo di appannamento, Consoli ricomincerà più sereno. Abbiamo anche Coscia, un po’ frenato perché italiano, e Pesenti, segnatelo perché avrà futuro. E pensare che mister Raineri in panchina ci è arrivato quasi per caso. Allenare non era nei miei progetti, iniziai tanti, ma tanti davvero, anni fa a Codeborgo, perché mi era stato chiesto, poi mi appassionai. Ho fatto tutte le categorie, allenando fra le altre Gorduno, Stabio, Bodio, Biasca, Bellinzona, Sementina, Mendrisio e ancora Biasca. Una volta le categorie inferiori avevano un livello più alto. Il calcio è cambiato, c’è anche meno voglia in generale di sacrificio fra i giovani, anni fa c’era solo il calcio, ora ci sono altre cose. Una volta c’era più spirito di gruppo, ora io di gruppo parlo non fuori ma solo sul campo, capisco che allenandosi tutti i giorni i ragazzi poi abbiano voglia di stare con gli amici e le persone care. Gruppo si deve essere quando si arriva al campo, remando nella stessa direzione, seguendo l’allenatore, rispettando gli obiettivi. Come è nel suo personaggio, fuori dagli schemi perché originale e mai scontato, si è in pratica formato da solo, con un percorso di formazione un po’ particolare. In Svizzera ho trovato delle difficoltà perché purtroppo contano di più i test fisici che le conoscenze tecniche. Ho fatto i corsi a Coverciano, lì mi sono confrontato con dei grandi e mi sono piazzato bene. Da quando sono arrivato in Svizzera nel 1988 non ho più giocato a calcio, neppure con gli amici, e quindi ho bocciato la parte fisica, ma secondo te non sono più importanti le conoscenze tecniche, il saper cosa fare con la palla? Impossibile mettere in discussione Baldo Raineri, che come capita a chi è un vulcano di idee e non si limita al compitino, non da tutti viene capito. Il Biasca ha accolto in pieno il suo progetto, il suo modo di intendere il calcio, e grazie a questo al futuro può guardare con serenità. Ma prima del futuro c’è il Natale, e il mister conclude così: Vorrei aggiungere i miei migliori auguri di buone feste a tutti, giocatori, dirigenti, collaboratori e tifosi! Buon Natale anche a te, Baldo, e appuntamento al 26 gennaio al campo, con tanta voglia di calcio. |