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Luciano Selotto, dopo la sfortuna tanta voglia di segnare
Un calcio alla sfortuna, ecco cosa vuole dare Luciano Selotto. E anche se il calcio ce l’ha nel dna, se del calcio è innamorato e in ogni suo sogno c’è un posticino per il pallone, quando la dea bendata ti gira le spalle convincerla a cambiare idea è più difficile che battere un rigore o segnare in rovesciata. Ho avuto tutti gli infortuni possibili e impossibili in questo inizio di stagione racconta sconsolato Lucio, e quasi per esorcizzarli li elenca. Nella prima amichevole mi sono fatto male al naso, poi agli adduttori, in seguito al colpo al naso avevo qualche problema ai denti, infine il braccio. Per rinfrancarlo gli si dice che per la legge dei grandi numeri dovrebbe essere immune sino a fine stagione, almeno. Ora voglio solo allenarmi al meglio possibile e farmi trovare sempre pronto. Il mio mestiere è fare gol, spesso capita una sola occasione in una partita e devo essere bravo a sfruttarla. Poco distante i compagni alla spicciolata escono dagli spogliatoi e raggiungono il campo. La parte più divertente dell’allenamento è quando ci riscaldiamo e giochiamo tutti insieme. Di noioso invece non c’è proprio nulla. Nel calcio il bello è giocare con felicità e vincere, quando si perde è brutto, oppure ci sono problemi o il gruppo va male. Gruppo, questa è una parola che Selotto ripete spesso, con convinzione afferma che senza il gruppo un singolo non va da nessuna parte. E allora com’è gruppo in questo Biasca? All’inizio eravamo in pochi, c’erano problemi con le qualifiche, ed era un po’ difficile, ora siamo più uniti, anche fuori dal campo. Adesso stiamo in sei in due appartamenti vicini, a Como, io, Zaccarelli, Batlak, Tino, Coscia e Torresan. Ci facciamo compagnia. In questo periodo sto molto a casa, mi piace guardare film o giocare a biliardo. In generale amo tutti gli sport, sia da seguire che da praticare, dal tennis al ping pong, dal ciclismo al nuoto quando è caldo.Parla di sé sciolto e tranquillo, noti il suo accento leggero e ti ricordi l’altro pezzo di Luciano, quello del ragazzo che ha lasciato il Brasile, mi manca, ma al giorno d’oggi con Facebook, msn eccetera ci si può sentire tutti i giorni, per inseguire un sogno, il pallone. Una storia già sentita. Per tutti i ragazzi che iniziano a giocare a calcio in Brasile l’ambizione è arrivare in Europa. Io ho giocato nel Gremio, nel Guaranì, nel Marilia e poi nel 2007 sono arrivato a Biasca. Sono felice di essere qui, mi piace molto. Al mio primo anno siamo arrivati alle finali per la Challenge League, ammetto che mi piacerebbe che ce la facessimo anche quest’anno. Dopo sono tornato un anno nel Guaranì,durante il quale ho fatto tutti i documenti per ottenere la cittadinanza italiana, ed ora rieccomi al Biasca. Dove vuole fare bene, con l’aiuto di un allenatore con cui si trova alla grande. Baldo, lo chiama con affetto, è una brava persona anche fuori dal campo, noi giocatori possiamo contare su di lui anche fuori dal calcio. In campo invece capisce subito cosa si vuole, ed è una cosa che trovo positiva. Nella mia carriera, un allenatore importante per me è stato un certo Carlos Alberto, mi ha avuto nelle giovanili del Marilia e mi ha messo in testa tante cose fondamentali. So che bisogna avere tanta perseveranza e fiducia, non mollare mai, perché nel calcio un giorno sei in paradiso e il giorno dopo all’inferno. Però se fai bene i tifosi ti vogliono bene. Eppure la stretta attualità del calcio rossocrociato svizzero parla di fans maleducati, tanto da aver quasi costretto il miglior arbitro svizzero, Massimo Busacca, a indirizzare un segnaccio ai tifosi che lo insultavano. Ne ho sentito parlare, secondo me ha sbagliato. Ma chi affolla gli stadi è davvero così portatore di negatività? Assolutamente no. Io ho sempre avuto un buon rapporto con i tifosi, sia qui sia in Brasile. E con i fischietti? Anche, non ho mai avuto problemi, avrò preso 2-3 gialli e forse un rosso in tutta la mia carriera. Certo, ogni tanto ci si arrabbia quando ti danno un fallo che non c’è o viceversa… Ho sempre avuto un carattere tranquillo. È l’occasione per evadere dal terreno di gioco e di far parlare di sé questo ragazzone gentile che si preoccupa di non farsi capire bene in italiano (e invece, con soli tre mesi di lezioni, come racconta, la lingua è quasi perfetta!). Anche da bambino ho sempre avuto grande rispetto dei miei. Tutta la mia famiglia vive in Brasile, io ogni sei mesi torno, vorrei che i miei venissero qui a Biasca a vedermi giocare. Ho due fratelli e una sorella, tutti sposati. Già, manco solo io. In questo periodo penso spesso a farmi una famiglia, lo desidero perché sono religioso e cattolico. Mi piacerebbe avere dei figli, un giorno. Se li vorrei calciatori? Beh, dovrebbero fare quello che più si addice loro, però certamente sarei contento se giocassero. Anche perché il calcio gli ha già regalato tante emozioni, e tante di certo ne riserverà ancora. Il ricordo più bello della mia carriera è quando con il Guaranì abbiamo vinto il campionato di Serie B e siamo stati promossi nella serie A brasiliana. Contro lo Juventude ho segnato il mio gol più bello in assoluto. Qualcuno pensa che parlare del passato sia inutile, altri ritengono che dalle esperienze che stanno dietro alle spalle si costruiscono l’adesso e il domani. Ho imparato tanto sul mio carattere, col tempo: prima ero molto orgoglioso ma questo mi ha fatto soffrire, ora so accettare le critiche. Un adesso in cui vuole fare tanti gol, nel Biasca, e non importa se saranno belli o brutti, saranno tutti pesanti. Due giocatori che per me sono dei modelli sono Adriano e Ibrahimovic, e tifo Corinthians. Un domani in cui invece in tutti i sogni c’un posticino, anzi, un posto d’onore, per l’amato pallone. Vorrei migliorare sempre ed arrivare un giorno in una grande squadra. Non ho preferenze sul campionato dove vorrei giocare, però la grande ambizione sarebbe arrivare in Champions League, credo sia il torneo più bello di tutti. un altro sogno sarebbe magari riprendere gli studi, ho finito il liceo e avrei voluto fare ingegneria, ora non so cosa sceglierei. Ma c’è ancora tanto tempo per decidere. Il presente invece è ora, è mister Raineri che parla con la sua squadra già raccolta attorno a lui. Selotto li raggiunge di corsa, e pazienza se è qualche minuto in ritardo per l’allenamento: basta che la sfortuna lo lasci in pace, il resto verrà da sé. |