Mario Zubcic ha 17 anni e subito di lui colpisce l’educazione, inizia a parlare dando del “lei”, poi quando lo si prega di passare al tu ride e pare mettersi un po’ a suo agio. Ride spesso, con i pensieri di un adolescente che sono difficili da mettere in fila e da ordinare, un po’ come quelle giornate piene di impegni e di sogni. La quotidianità è la scuola, la scuola media di commercio a Locarno. Mi trovo bene, la materia che preferisco è… beh… ci pensa un momento… inglese. Di meno? Sicuramente storia. È al primo anno, dopo aver lasciato la Commercio a Bellinzona che non gli piaceva, gliene mancano ancora due, e poi? E poi il sogno certamente è avere una famiglia tutta mia, la cosa più importante. E il calcio, ovviamente. Se riesco nel calcio certamente… Sennò non saprei ancora, diciamo che punto tutto sulla scuola e si vedrà. Perché a quell’età i desideri sono lì da afferrare, e perché di questi tempi se hai 17 anni, giochi a calcio e sei svizzero sono ancora un po’ più vicini, in un paese che scopre una generazione capace di portare a casa un titolo di campioni del mondo. Ho seguito quasi tutto il Mondiale, ho visto tutte le partite della Svizzera. Conosco Martignoni e Mijatovic, che è stato mio vicino di casa per molti anni, siamo amici. Ha anche giocato con me nel Biasca. Come è stato assistere in tv al trionfo dei rossocrociati? Ero felice per i miei amici. In un impeto della sincerità che sovente in questa intervista lo contraddistingue, aggiunge però un po’mi rodeva, perché pensavo che ci sarei potuto essere io. Ho fatto le selezioni per la nazionale, purtroppo nulla di più. Comunque questo titolo è certamente uno stimolo per noi giovani, vedi i compagni e ti viene voglia di migliorare per magari prendere il loro posto. Chi meglio di un giovane può giudicare il lavoro che la Svizzera sta facendo per i giovani? Non credo sia un miracolo isolato, ma il risultato di un buon lavoro, in Svizzera si lavora bene sulla formazione, è un paese piccolo e non molto forte nello sport per cui deve puntare su noi ragazzi, è bello vedere i risultati. Magari capita di sentir parlare questi piccoli giocatori che crescono, i sacrifici, le corse in giornate infinite tra scuola e calcio e pensi chi glielo fa fare, poi arriva una grande impresa dall’altra parte del mondo e capisci che è la passione, sono i sogni a spingere, a cancellare la stanchezza, a farli volare. Mario come tanti ragazzi vuole arrivare in alto, intanto il punto di partenza è certamente positivo. La Prima Lega, alla mia età, credo sia un buon livello. Il mister ha coraggio a darmi fiducia, per me è sicuramente un’esperienza importante e voglio dimostrare di poter far bene. Il calcio che come tanti inizia come un gioco, poi pian piano… All’inizio giochi per divertimento, io ho cominciato a 7 anni, non ho mai praticato altri sport perché il pallone è sempre stata la mia passione, mio papà ha giocato nel Biasca ed ora è allenatore. Pensa che è stato anche il mio allenatore, per tanti anni. 5 mi pare… ovviamente lì il comportamento doveva essere al top, ancora più che con un altro. Perché sennò dietro l’angolo c’erano gli scontati “gioca perché è figlio del mister”. Già, per fortuna i risultati che ho ottenuto poi hanno smentito quelli che lo dicevano. Lui è in ogni caso fondamentale per me, mi dà consigli su come prepararmi mentalmente e fisicamente, la mia famiglia quando giochiamo in casa mi segue quasi sempre, è importantissima. I primi passi li ho mossi nel Biasca, dai 7 ai 12 anni, sono andato un anno nelle giovanili del Bellinzona ed ora sono di nuovo qui a Biasca. Dopo un po’ il calcio diventa un sogno, quando ti accorgi di avere delle qualità. Un campionato da titolare, a ormai metà stagione si può parlare di bilancio. Sono soddisfatto di quello che ho fatto, anche se si può fare meglio. Errori particolari al momento non me ne vengono in mente, per fortuna non ne ho commessi di gravissimi. Penso di essere migliorato in tutto, fisicamente e tecnicamente soprattutto. Non si è mai al top secondo me, devo migliorare ancora in tutto specialmente direi dal punto di vista fisico e sul colpo di testa. Poi sulla mentalità, perché mi lascio troppo andare e mi arrabbio se le cose vanno male. Il Biasca ha affidato le chiavi del centrocampo, zona che, si sa, nel calcio è fondamentale, a due giovanissimi: Marchesano e Zubcic, appunto. Siamo due giocatori diversi, lui è piccolino, io sono più alto, abbiamo caratteristiche diverse. A volte però a metà campo servirebbe più esperienza. La nostra è una squadra molto giovane, e tante volte non aiuta. In effetti per la compagine rivierasca l’ultimo periodo non è stato felicissimo, perché? Non so, sbagliamo troppi gol e ne subiamo. Soluzioni? Lavorare. La pausa sarà un aiuto, ci permetterà di trovare come risolvere i nostri problemi. Sicuramente il Prof, ovvero il nostro preparatore atletico, ci darà un programma per non rimanere fermi, lavorando sul fisico, sulle flessioni, sulla corsa, in palestra. Il discorso arriva a mister Raineri, a come deve essere un allenatore che ha fra le mani un giovane da trasformare da grezzo in diamante. Non deve pretendere troppo, o essere troppo esigente, per fortuna il mister è così. Le società, oltre ad esserci molto vicine, credo che debbano puntare sui ragazzi cresciuti nel vivaio perché sono il loro futuro, nel Biasca è così, ci siamo io e Idrizi che veniamo dalla giovanili. Pochi giorni fa il Biasca ha giocato in amichevole col Bellinzona, per il debutto di Cavasin, si chiede a Mario di parlare di questa partita. Cosa vuoi sapere? Abbiamo pareggiato, giocando non male. Loro però non li ho visti sinceramente molto bene, anche se avevano già fatto 1-1 anche quest’estate in amichevole. Giocare contro calciatori che di solito si vedono in tv è emozionante. E chissà che un domani, forse non troppo lontano, qualcuno possa dire la stessa cosa di lui, di Mario Zubcic. Se glielo si facesse notare, modesto com’è, riderebbe e risponderebbe che non è possibile. Una pubblicità però recitava impossible is nothing, e negli occhi abbiamo ancora l’Under 17. Quindi… |